Nella solennità della Pentecoste celebriamo –e questo
significa che non semplicemente ricordiamo ma viviamo– la venuta dello Spirito
Santo sui discepoli di Gesù e la fondazione della Chiesa. Conosciamo la storia,
conosciamo gli effetti, e conosciamo anche le applicazioni: una Chiesa in
uscita, una Chiesa prima paurosa e adesso piena di parrhesia che riceve il dono di fuoco della gioia e la pace da
portare in tutta la terra mediante l’annuncio del Vangelo. Eppure tante volte,
passando direttamente dal mistero contemplato all’applicazione apostolica, non
abbiamo l’opportunità di fermarci su alcuni tratti del mistero stesso. Qui
propongo soltanto tre punti di meditazione che possono aiutarci a meglio
celebrare la Pentecoste:
(1) Chi è lo Spirito
Santo? Lo sappiamo, è una Persona della Trinità. Dio con il Padre e il Figlio,
lo Spirito Santo è il grande misterioso che non rende testimonianza di sé
stesso ma parla delle cose del Padre e del Figlio (cfr. Gv 14,26). San Bernardo
descrive allo Spirito Santo come bacio d’amore (Sermone VIII). È, prima di tutto, bacio d’amore reciproco tra il
Padre e il Figlio. Se pensiamo alla Trinità come il Padre che bacia suo Figlio
e come il Figlio che bacia suo Padre, lo Spirito Santo è questo bacio. Orbene,
non che lo Spirito sia una cosa, o un sentimento, o una specie di soffio inerte
che il Padre emette verso il Figlio e viceversa. Padre e Figlio sono Dio e ciò
che fanno verso l’altro in Dio, altro che è Dio, è così divino e implica in tal
modo la totale donazione di se stessi che è anche Dio, e Dio è personale. Così,
la Parola del Padre, cioè Gesù, è una Persona; così l’amore del Padre nella
generazione di suo Figlio e la corrispondenza a questo amore da parte del
Figlio è una Persona. Lo Spirito è bacio perché è manifestazione personale
dell’amore reciproco del Padre e del Figlio.
Lo Spirito, quindi è testimonianza d’amore, meglio ancora: è testimone
dell’amore Trinitario. Egli stesso è quest’amore.
(2)Cosa fa lo
Spirito? Lo Spirito Santo viene sui discepoli di Gesù. Gesù lo soffia sui
discepoli (Gv 20,22) e questo soffio è il bacio del Signore Risorto ai suoi
amici impauriti e forse anche oppressi dal senso di colpa per il loro piccolo o
grande tradimento al momento della Croce. Lo Spirito, così, è dono della
Pasqua. È il bacio che Gesù dà ai suoi come saluto una volta risorto per
consolarli (Gesù, consegnato con un bacio, manifesta il suo perdono con un
bacio autentico!). Così, la presenza dello Spirito in noi, che è pace e perdono
dei peccati e viene con la gioia della presenza del Risorto (Gv 20,19-23), è
testimonianza dell’amore Trinitario in noi e per noi. L’esperienza della
confessione in cui riceviamo il perdono dei peccati, la pace che ne consegue,
la consolazione profonda della Pasqua e la consolazione profonda, la gioia
soave e serena della vita cristiana –anche in mezzo alle tempeste delle nostre
concrete circostanze–, sono segno della presenza di questo bacio. Quando uno
riceve il bacio sicuro da suo padre o da sua madre, o anche della persona di
cui si è innamorato, questo bacio l’accompagna sempre, in ogni momento della
sua giornata. E non bisogna aver paura di portare l’immagine all’estremo: il
sapore di quel bacio, i suoi effetti in me, trasformano la visione che ho delle
circostanze, trasformano la mia vita in qualcosa di nuovo; dopo quel primo
bacio di amore vero (e secondo e terzo e decimo bacio) la vita è un’altra. Così
anche quando riceviamo lo Spirito Santo: ogni volta nella confessione la vita
cambia, ricomincia non da zero ma da Dio che è il nostro Tutto, e non è
necessario ricordare il passato oscuro ma soltanto che Dio ci ha riscattato dal
nostro nulla. Ogni Pentecoste, ogni liturgia, ogni preghiera ci dona questo
contatto con il nostro inizio in Dio. Il sapore di questo incontro ci
accompagna come un motivo musicale, a volte nello sfondo del cuore, a volte
marcando il ritmo dei nostri respiri. Lo Spirito in noi, quindi, è segno
dell’amore di Dio, è il testimone che in noi clama a Dio quale sospiro di
amore.
(3) Come è questo
Spirito? Negli Atti degli Apostoli la
venuta dello Spirito è descritta mediante la presenza del fuoco e del vento
forte (Atti 2, 1-3). Il fuoco riscalda e anche abbraccia, brucia, consuma. Il
vento corre, gioca impetuoso e non sai se viene o va: è quasi una metafora
della libertà di un bambino che gioca fiducioso e sicuro, portando con sé i
rumori dei suoi giochi. Lo Spirito Santo porta il fragore del Cielo, il fragore
della voce di Dio che ride perché ama e gioca con noi (non che si prenda gioco
di noi, ma gioca perché ci ama) come un padre con i suoi figli. Lo Spirito,
abbiamo detto, porta anche quel amore ardente di Dio che ci abbraccia e ci
consuma. Libertà e amore, gioco e riso, cioè gioia! Lo Spirito agisce portando
in noi la consolazione di Dio, la sua gioia: questa gioia trasforma la nostra
vita, il nostro modo di amare, di pensare, di volere, di soffrire, di sopportare.
Adesso tutto è marcato con il sigillo indelebile dello Spirito: il nostro cuore
sente come sente il cuore di Dio, perché il cuore di Dio, in Cristo, ha voluto
sentire come sente il nostro cuore, e per la grazia dello Spirito ci dona
questi suoi sentimenti. Poiché questi sentimenti sono veri, lo Spirito ci dona
la sua consolazione in modi concreti in tempi concreti che possiamo trarre alla
nostra memoria: uno sguardo, una parola, la presenza di una persona cara (o
forse tutto il contrario); una preghiera lunga e silenziosa o tre secondi di
adorazione mentre aspetto che si aprano le porte di un treno in cui non c’è
spazio neanche per una zanzara. Dio ci dona il suo bacio nella Pentecoste: Gesù
bacia la sua Sposa, che è la Chiesa. E Dio ci bacia in momenti precisi: quando?
Quando vuole. Chi ama sa che per dimostrare l’amore non c’è bisogno di un
calendario di attività. L’amore ha la libertà di essere spontaneo, creativo,
nelle sue improvvise dimostrazioni. L’amore ha anche un ordine, una quotidianità,
una rutina, ma quella quotidianità non può diventare mai un fastidio se è la
quotidianità di un amore che si manifesta come serena permanenza. Sono qui
perché ti amo. Così è l’amore di Dio, così è il suo bacio santissimo, così è lo
Spirito che soffia dove vuole. Possiamo quindi ricordare con gratitudine questi
momenti in cui Dio si è avvicinato al nostro cuore. La nostra missione
cristiana, se nutrita da questa memoria, sarà veramente segnata dalla gioia:
dall’amore andiamo incontro all’amore, a portare la gioia dello Spirito a colui
che ancora non la conosce. Vieni, Spirito Divino, e fa che in noi arda il fuoco
del tuo Amore!

No hay comentarios:
Publicar un comentario