lunes, 29 de mayo de 2023

Lo Spirito Santo: il bacio di Dio

 



 




Nella solennità della Pentecoste celebriamo –e questo significa che non semplicemente ricordiamo ma viviamo– la venuta dello Spirito Santo sui discepoli di Gesù e la fondazione della Chiesa. Conosciamo la storia, conosciamo gli effetti, e conosciamo anche le applicazioni: una Chiesa in uscita, una Chiesa prima paurosa e adesso piena di parrhesia che riceve il dono di fuoco della gioia e la pace da portare in tutta la terra mediante l’annuncio del Vangelo. Eppure tante volte, passando direttamente dal mistero contemplato all’applicazione apostolica, non abbiamo l’opportunità di fermarci su alcuni tratti del mistero stesso. Qui propongo soltanto tre punti di meditazione che possono aiutarci a meglio celebrare la Pentecoste:

(1) Chi è lo Spirito Santo? Lo sappiamo, è una Persona della Trinità. Dio con il Padre e il Figlio, lo Spirito Santo è il grande misterioso che non rende testimonianza di sé stesso ma parla delle cose del Padre e del Figlio (cfr. Gv 14,26). San Bernardo descrive allo Spirito Santo come bacio d’amore (Sermone VIII). È, prima di tutto, bacio d’amore reciproco tra il Padre e il Figlio. Se pensiamo alla Trinità come il Padre che bacia suo Figlio e come il Figlio che bacia suo Padre, lo Spirito Santo è questo bacio. Orbene, non che lo Spirito sia una cosa, o un sentimento, o una specie di soffio inerte che il Padre emette verso il Figlio e viceversa. Padre e Figlio sono Dio e ciò che fanno verso l’altro in Dio, altro che è Dio, è così divino e implica in tal modo la totale donazione di se stessi che è anche Dio, e Dio è personale. Così, la Parola del Padre, cioè Gesù, è una Persona; così l’amore del Padre nella generazione di suo Figlio e la corrispondenza a questo amore da parte del Figlio è una Persona. Lo Spirito è bacio perché è manifestazione personale dell’amore reciproco del Padre e del Figlio.  Lo Spirito, quindi è testimonianza d’amore, meglio ancora: è testimone dell’amore Trinitario. Egli stesso è quest’amore.

(2)Cosa fa lo Spirito? Lo Spirito Santo viene sui discepoli di Gesù. Gesù lo soffia sui discepoli (Gv 20,22) e questo soffio è il bacio del Signore Risorto ai suoi amici impauriti e forse anche oppressi dal senso di colpa per il loro piccolo o grande tradimento al momento della Croce. Lo Spirito, così, è dono della Pasqua. È il bacio che Gesù dà ai suoi come saluto una volta risorto per consolarli (Gesù, consegnato con un bacio, manifesta il suo perdono con un bacio autentico!). Così, la presenza dello Spirito in noi, che è pace e perdono dei peccati e viene con la gioia della presenza del Risorto (Gv 20,19-23), è testimonianza dell’amore Trinitario in noi e per noi. L’esperienza della confessione in cui riceviamo il perdono dei peccati, la pace che ne consegue, la consolazione profonda della Pasqua e la consolazione profonda, la gioia soave e serena della vita cristiana –anche in mezzo alle tempeste delle nostre concrete circostanze–, sono segno della presenza di questo bacio. Quando uno riceve il bacio sicuro da suo padre o da sua madre, o anche della persona di cui si è innamorato, questo bacio l’accompagna sempre, in ogni momento della sua giornata. E non bisogna aver paura di portare l’immagine all’estremo: il sapore di quel bacio, i suoi effetti in me, trasformano la visione che ho delle circostanze, trasformano la mia vita in qualcosa di nuovo; dopo quel primo bacio di amore vero (e secondo e terzo e decimo bacio) la vita è un’altra. Così anche quando riceviamo lo Spirito Santo: ogni volta nella confessione la vita cambia, ricomincia non da zero ma da Dio che è il nostro Tutto, e non è necessario ricordare il passato oscuro ma soltanto che Dio ci ha riscattato dal nostro nulla. Ogni Pentecoste, ogni liturgia, ogni preghiera ci dona questo contatto con il nostro inizio in Dio. Il sapore di questo incontro ci accompagna come un motivo musicale, a volte nello sfondo del cuore, a volte marcando il ritmo dei nostri respiri. Lo Spirito in noi, quindi, è segno dell’amore di Dio, è il testimone che in noi clama a Dio quale sospiro di amore.

(3) Come è questo Spirito? Negli Atti degli Apostoli la venuta dello Spirito è descritta mediante la presenza del fuoco e del vento forte (Atti 2, 1-3). Il fuoco riscalda e anche abbraccia, brucia, consuma. Il vento corre, gioca impetuoso e non sai se viene o va: è quasi una metafora della libertà di un bambino che gioca fiducioso e sicuro, portando con sé i rumori dei suoi giochi. Lo Spirito Santo porta il fragore del Cielo, il fragore della voce di Dio che ride perché ama e gioca con noi (non che si prenda gioco di noi, ma gioca perché ci ama) come un padre con i suoi figli. Lo Spirito, abbiamo detto, porta anche quel amore ardente di Dio che ci abbraccia e ci consuma. Libertà e amore, gioco e riso, cioè gioia! Lo Spirito agisce portando in noi la consolazione di Dio, la sua gioia: questa gioia trasforma la nostra vita, il nostro modo di amare, di pensare, di volere, di soffrire, di sopportare. Adesso tutto è marcato con il sigillo indelebile dello Spirito: il nostro cuore sente come sente il cuore di Dio, perché il cuore di Dio, in Cristo, ha voluto sentire come sente il nostro cuore, e per la grazia dello Spirito ci dona questi suoi sentimenti. Poiché questi sentimenti sono veri, lo Spirito ci dona la sua consolazione in modi concreti in tempi concreti che possiamo trarre alla nostra memoria: uno sguardo, una parola, la presenza di una persona cara (o forse tutto il contrario); una preghiera lunga e silenziosa o tre secondi di adorazione mentre aspetto che si aprano le porte di un treno in cui non c’è spazio neanche per una zanzara. Dio ci dona il suo bacio nella Pentecoste: Gesù bacia la sua Sposa, che è la Chiesa. E Dio ci bacia in momenti precisi: quando? Quando vuole. Chi ama sa che per dimostrare l’amore non c’è bisogno di un calendario di attività. L’amore ha la libertà di essere spontaneo, creativo, nelle sue improvvise dimostrazioni. L’amore ha anche un ordine, una quotidianità, una rutina, ma quella quotidianità non può diventare mai un fastidio se è la quotidianità di un amore che si manifesta come serena permanenza. Sono qui perché ti amo. Così è l’amore di Dio, così è il suo bacio santissimo, così è lo Spirito che soffia dove vuole. Possiamo quindi ricordare con gratitudine questi momenti in cui Dio si è avvicinato al nostro cuore. La nostra missione cristiana, se nutrita da questa memoria, sarà veramente segnata dalla gioia: dall’amore andiamo incontro all’amore, a portare la gioia dello Spirito a colui che ancora non la conosce. Vieni, Spirito Divino, e fa che in noi arda il fuoco del tuo Amore!

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